giovedì, agosto 31, 2006

L' Attesa

Questo sogno ricorrente
m’affascina la mente
d’un celeste forte incarico
d’un folle ardente impavido
che con paura fugge e rincorre
ciò c’altri amano imporre.

E’ un sogno sanza inganno
sanza trucco ma tanto affanno
Amo
questa mia celata missione
fremo
immobile a cielo aperto
aspettando
sulla riva del Fiume
com’un dì l’esotico pescatore
il mio
atteso e invocato
momento.

mercoledì, agosto 16, 2006

Il sangue di loto

Corri
Leggiadra come un tulipano in fiore
Improvvisamente sbocci
E mi guardi
Ancora una volta
Io ammaliato quasi in una svolta
Mi accorgo del tuo dolce pensiero
Ma tu forse mi abbagli invero
S’aprono le tue labbra
Ancora mi ringraziano
Perché come un piccolo
Regalo
Che nuota nella sabbia
Che appare al fresco impubere
Ti ho rapito l’occhio ardito
Ho affranto il tuo futuro pianto
Il pianto del piccolo
Tulipano in fiore
Che leggiadro corre in
Quella trittica foresta
d’una patria affina.
Oltralpe.

Nera
Nera come lo stige
No!
Rossa
Rossa come…
Come
Il sangue di loto
Che palpita in ogni pietra
Che sbatte su ogni crine
Che si rivolge al vuoto
Ti alzerai da lì
Da quel letto orizzontale
Saturo del nostro sapore
T’affaccerai al davanzale
Mirando oltre tepore
Del nostro forte e colto amore.

Tu sei come i romanzi del primo ottocento
Che maliziosi mi scoprono intento
Che scontrosa mi scopri anzitempo
Cercando il mio sangue
Il sangue di loto
Avida lo trovi
Avido mi hai trovato
E corri, corri!
E gira, gira!
Volteggi, sicura
Volteggi tra i lauti pascoli
Volteggi perché ci siamo scontrati
Concupiscibili.
Così ci vogliamo
Perché così amiamo
Perché così siamo
Ospiti ribelli di un sistema televisivo
Volteggiamo fra le patrie d’Iason e Vige
Vige il nostro romantico volteggiar
Forse d’ardor carico
Ora solo in fior.

Quartilla, Dioniso ci ha trovato!

sabato, agosto 12, 2006

SILVIA

Respiri ansimanti
Un gioco affranto
all’apice
dei nostri desideri.
Tu, io.
Matinee.

Non cerco, solo mi trovo
in un teatro mai sperato
eppure sembra iniziato
quel piccolo momento d’intese luccicanti
quei grandi abbracci d’amorevole umanità
qualcosa appare, il vuoto rimane.

E tu, tu
venerea attrazione colta nel vento
credi
speri
agiti
ti sento e avvolto
sento tra il sapore d’incenso
le sirene da cui
saprò impaziente del mio
ritorno alla feltrica Itaca.

Solito farfallone
ti credi del cinismo d’Adone
poi
ogni volto
ogni luogo
ogni buono
è per te motivo di sogno
volto che sia amico
luogo c’abbia arte
buono che sia
non qualunque
o l’tetro riparo posto avresti pria.
Pari il Veneziano.

Maestra di tela
percorresti
l’angusta via
ignara e celeste invenzione
come quell’avido fiore
avido del suo furore
piccolo e furente
azzurro e placido
ti osserva
ti attira
mi attiri
la tua aria di speme furtiva
s’inchina
al tuo timido amor.
Perdonami.