martedì, ottobre 24, 2006

Serenissima

Incantato
Spiazzato
Felice
Per un momento

Ti fisso com’un caldo amante è fissato
M’accechi colla tua anima adiacente
Non si può fingere
Non possiamo smettere di cercarci

Amore, sei tu l’Amore?
Tu mi mandi tra le Serenissime emozioni
Traditore
Ma che dico? Amico con onore
Tra rialti e canaloni
Tra sospiri e marini
Intinsi le seppie azzurre
Disegnando nel ristoro del Botticelli
Due cenni di mandorle sì belli
Temendo di essere stato io spruzzato da loro, i velli.

Fuga e rincorsa giochi e istinti da liceo paion
Riflettersi nell’acque umane
E tu, Sissi, guardami,
Guardami fino a me.

Continuo invano il passo spedito
Attorniato or da una gemma ora da un fico
La casa dell’Evangelista ho ora a fronte
Ma ben altro sogno ho in fronte
Mi scorrono attorno le acque intinse
Mi lascano attorno le vele smeralde
Segni del forte vento e del vento cessato.

Così calpesto ancor i luoghi amati
Ora calmi e vuoti d’amore
L’assenza invade il furore fuggito
Senza giudicare l’odio e l’cuore
Così uguale invade la dimora dell’amore scappato
E il fiume che ha pulito il sangue dei soldati

Talvolta ancora ti rimembro anima affine,
Ed Io ti cerco,
E Tu, Sissi, trovami,
trovami qui davanti a te.

mercoledì, ottobre 04, 2006

TRE

Avide si contedono il mio fausto amor
Angelica Medea Isabel
non mirano ne toccano ancor
palpitano sol pel sacro cavalier
che in sella al suo bianco destrier
s’incammina sol cercando quel
che dalle tre belle potrà condurlo.

Mai
volgere il guardo.
Alzando la testa
laggiù
dove il sole cala

le ritroverai, alle tue spalle
mai.

Incauto
spesso mi volsi
caddi e mi rialzai
sollevando il clipeo ancora una volta
appuntita guarda l’ciel
altezzoso luccica sul mio capo
ancora avanti
dove il sole cala.

Angelica
labbra d’usignolo
capei di principessa smarrita
or s’una ripida torre
or s’una sella rapita
or ti ritrovi
salda fra le mie braccia
fissando i tuoi commossi e fieri
occhi.

Medea
tu, ribelle!
ma sincera
aspra e dolce
tu
di sangue blu
tu
il tuo cuoio dorato
io e te
insieme saremo
noi.

Isabel
arriverai un giorno,
qui sul mio palmo
o là
in cima a quell’astro,
qui col tuo naso peperino
sfiori l’mio, sì che sia fino
semplice
o là
dove sarai
quando potrò finalmente mirarti.

Sol l’astro ridente
ora
in sella al mio destrier
come un’anima
inseguo solitario.